L’UOMO VOLANTE, L’UOMO PENSANTE.

a cura di M. Garavelli

Angelo Demitri MORANDINI, filosofico rapace del contemporaneo.

Non è un artista comune nel senso stretto del termine, i tormenti di MORANDINI avvengono spesso a molti metri da terra, quando vola con il suo parapendio guardando a volo d’uccello cosa accade al mondo per trarne necessario nutrimento alla sua mente di filosofo (è laureato in questa materia) che poi verrà tradotto nelle opere che crea ed espone. MORANDINI è un artista anomalo perché oltre a essere poco omologato per struttura mentale è però severo dal punto di vista concettuale, e si rifà sì ad altre scuole di pensiero artistico, come quella di Django Hernandez (con cui ha dialogato più volte), ma il suo sguardo creativo è personalissimo, ed è uno sguardo di chi vola. Chi vola è abituato guardare lontano, sopra l’orizzonte, sopra le montagne e vede quello che gli altri non vedono. Questo sua visione da miraggio morganico Morandini lo traduce in opera d’arte, poi lo cripta con l’ermetismo del suo profilo intellettuale e lascia alla ricerca della chiave di chi ha la fortuna di vedere le sue opere, comprenderne i vari significati. Infatti, la particolarità del suo lavoro è proprio quella di avere più significati, e più significati regalano emozioni diversificate a seconda dell’animo di chi le accoglie. Te ne accorgi dal rispetto e dalla concentrazione dei suoi ospiti ai vernissage, dove tartine e aperitivi sono l’ultimo dei pensieri di chi contempla quanto esposto. E’ questa assenza di banalità e omologazione che rende Morandini prezioso nel panorama dei giovani artisti residenti.

Lo abbiamo intervistato:
Raccontaci la tua visione dell’Arte Contemporanea.
L’arte contemporanea viene definita spesso come un concetto contenitore; un concetto mutevole che di volta in volta si ridefinisce in base al tempo al luogo e forse anche in funzione della persona che decide di darne un’interpretazione. Dal mio punto di vista, in questo momento, l’arte contemporanea è la sintomatica espressione di una società malata: è una disciplina che indaga, anomalie, scarti, errori, ossessioni, perversioni. In una società utopicamente sana, equilibrata e felice esisterebbe solo un artigianato raffinato e gradevole ma non un’opera d’arte contemporanea. L’arte contemporanea è un mondo in cui l’osceno o la pornografia sono lucidate a tal punto da sembrare innocenti, è un parco giochi dove i ricchi possono divertirsi con originali passatempi, dove gli intellettuali possono teorizzare idee bizzarre e dove i poveri possono entrare solo dopo che il prestigioso vernissage si è concluso.  L’arte contemporanea è feroce e spietata, ha dei codici sociali ben precisi, non è per tutti, non ammetterlo fa parte del gioco.
Il protagonista emotivo dei tuoi lavori?
Spesso i miei lavori traggono energia da un disagio, da una frustrazione piuttosto che da una fragilità del mio esistere.
Tecnicamente le tue opere sono..
I miei lavori sono spesso pensati come un “dispositivo ingegnoso” che vuole comunicare un qualcosa, una situazione drammatica, un mistero. La conoscenza tecnica o tecnologica può derivare dal mio personale bagaglio culturale, da un libro o da youtube.
Hai riferimenti, modelli-guida? 
Non credo si possano definire “modelli” ma, quando lavoro, spesso mi vengono in mente le parole di A. Garutti quando dice di non nascondere le proprie fragilità ma di farne oggetto di indagine, mi viene in mente Alfred Jaar quando dice di ricordare sempre quale è il punto del lavoro e D. Hernandez quando si raccomanda di essere semplice.
Raccontaci le tue esposizioni. E spiegaci qualche risultato di cui vai maggiormente fiero.
Non è difficile perché non ho fatto tante esposizioni, una bella esperienza è stata ad “upload” quando ho realizzato un’installazione di 150 mq fatta di matite sospese con del filo di lino. Mi è piaciuto molto nel vedere la meraviglia delle persone ed il loro entusiasmo nell’entrare nell’installazione. Un altro lavoro che mi ha dato soddisfazione è quello che ora è presente nella galleria Aboutness di Genova di Maurizio Vallebona. Lì è presente un lavoro cinestetico in cui è possibile “ascoltare” il “colore rosso” di un video. Sono lavori sfacciatamente invendibili ma apprezzo il fatto che una galleria ancora oggi abbia il coraggio di fare della ricerca. Le collaborazioni istituzionali con il Mart di Rovereto, sono state esperienze molto gratificanti, perché la professionalità è molto alta e la macchina organizzativa è molto efficiente.  
I tuoi lavori sono più una pulsione emotiva, intima o un modo di comunicare idee?
I miei lavori sono il frutto di un’emozione disciplinata in un mondo tinto di poesia.
Movimenti o artisti che maggiormente prediligi e perché?
Apprezzo soprattutto la poetica dell’arte povera,  la disciplina formale del minimalismo e dell’ astrattismo geometrico, l’aspetto sociale dell’ arte relazionale e i colori nel dripping dell’action painting.  Mi incuriosisce la “street art” per le soluzioni comunicative che adotta soprattutto nella “urban guerrilla”.
Altri interessi oltre all’arte contemporanea? 
Parapendio, sci, trekking.
La tua personale visione del futuro della cultura
Credo che il destino della cultura contemporanea sia simile a quello di una stella che sta per esplodere, i flussi migratori stanno portando alla dilatazione e all’estensione dei linguaggi, delle credenze, delle morali del diritto, delle arti e dei costumi. Tutto questi elementi possono essere pensati come dei catalizzatori che trasformeranno le società, a noi il compito di abitarla, di resistere o di favorirne i processi di cambiamento.
E della politica culturale locale cosa ne pensi?
Penso che sia importante dar supporto alla dimensione storica e folcloristica della nostra comunità, quindi ben vengano le divise per le bande, i palchi per i concerti le pitture da cavalletto tuttavia è altrettanto importante bilanciare il sostegno con forme artistiche orientate alla ricerca e alla sperimentazione che non sono consumabili come hamburger da Mcdonald’s ma che comunque contribuiscono alla crescita e allo sviluppo della società’ e alla sua emancipazione. In questo senso sono stati importanti il ciclo di workshop formativi organizzati dalla Galleria Civica del 2011 che hanno formato tanti giovani artisti e curatori. È importante il lavoro fatto da “ADAC”, l’Archivio degli artisti contemporanei trentini. L’ADAC tiene traccia delle vite degli artisti locali, ne documenta l’attività e si fa promotore di progetti. Manca forse un meccanismo che favorisca in modo trasparente la formazione e lo scambio tra artisti locali e il circuito del contemporaneo in generale. Mancano indubbiamente spazi decorosi e attrezzate per le arti visuali.

Le parole che non ti ho detto

a cura di F. Mazzonelli.

Attraverso l’utilizzo di diversi media (disegno scultura video), il lavoro di Angelo Morandini indaga l’idea e le forme della precarietà, con un’attenzione particolare alla molteplicità dei rapporti che si definiscono tra il campo visivo e quello linguistico. Il progetto che viene presentato presso Upload Art Project si sviluppa come un percorso visivo basato sulle dicotomie quali pieno/vuoto, presenza/assenza, realtà/virtualità, indagate attraverso lavori nei quali ad un aspetto formale apparentemente disciplinato corrisponde invece uno stimolo visivo/immaginativo basato proprio su quel senso di provvisorietà e instabilità verso il quale tende tutta la sua ricerca. I lavori in mostra sono stati scelti anch’essi secondo un principio di non equivalenza rispetto al quale il piano analitico e quello poetico/immaginativo subiscono continue sovrapposizioni e slittamenti cognitivi. Insieme ad una serie di carte che indagano il più’ basilare sistema numerico di cui facciamo uso quotidianamente, quello binario, e ad un video che indaga le infinite combinazioni del sistema punto / linea, verrà infatti presentata (come elemento di confronto e al tempo stesso di ampliamento della prima parte della mostra) anche un’ installazione site specific dal titolo “ Le parole che non ti ho detto” che ridefinisce lo spazio del secondo piano attraverso le suggestioni della leggerezza, della trasparenza e della profondità.

Mente in movimento

Lo spazio sospeso di Angelo Morandini
A cura di F. Giobbe

Tutta l’arte,dopo Duchamp,  è concettuale  per natura,  perché l’arte esiste solo concettualmente” J.Kosuth

Angelo Morandini è un artista sensibile, rigoroso, curioso, capace di coltivare in maniera costante il proprio lavoro artistico, trovando sempre il mezzo più affine alla sua ricerca formale del momento. Da anni lavora senza sosta mettendo in scena opere scultoree e bidimensionali, in apparenza somiglianti ad oggetti di uso comune; ma, in realtà, travestite esternamente e traslate concettualmente all’interno di un sistema di segni ed “immagini chiave” di valore contrastante. Scevro da ogni pregiudizio o formalità accademica, Morandini lascia libero sfogo alla sua fantasia, percorrendo i sentieri tortuosi e mai scontati della sua mente, per approdare a nuove concezioni stilistiche ed espressive. In ogni suo elaborato creativo (che sia un’installazione, una programmazione o un disegno); è evidente un chiaro rimando al gioco linguistico tipico del concettualismo anni 70 dove, come notava in un suo aureo libretto Sol Le Witt: “L’idea, il concetto, sono l’aspetto più importante del lavoro di un artista”. E dove tutte le programmazioni e le decisioni stilistiche sono stabilite in anticipo, mentre l’esecuzione diviene un dettaglio…L’arte, così, diventa una macchina che crea arte”. Di fronte ad una qualsiasi opera di questo giovane artista trentino, lo spettatore viene messo in guardia attraverso le armi del paradosso, della critica e dell’ironia.  Morandini, infatti, attua un’arte non formalista, “morfologica”, ma piuttosto un’artisticità depurata da qualsiasi compromissione e restituita alla sua formalità più vera e concreta. Ne sono un esempio le tramutare di segni e figure geometriche a china che seguono imperterrite ed ordinate il flusso dell’accumulo e dell’ossessione, divenendo vere e proprie ragnatele emozionali che possono essere tessute da tutti coloro che ne sentono il desiderio; in una sorta di “opera d’arte allargata”ad interazione sociale e psicologica. In ogni tramatura disegnata vi è un attento posizionamento degli elementi grafici secondo un personale schema di pensiero; dove tutto assume un senso criptico, quasi cifrato (probabilmente memorie delle  esperienze lavorative passate in qualità di consulente giuridico nei tribunali); senza mai dimenticare l’importanza della presenza della casualità. Ogni persona che interagisce con l’opera, trova il proprio spazio e la possibilità di lasciare un segno di sé che perduri nel tempo, quasi come una dichiarazione d’identità. Affidandosi ad un’iconografia a tratti remota, utilizzando tecniche apparentemente “minori”, scegliendo uno stile immediatamente comprensibile; Morandini narra un’epoca mai conclusa nella quale gli esseri umani sperimentano se stessi e gli altri ed, ancora una volta, l’artista dà le coordinate, indirizza, e tende, in questo suo particolare tipo di ricerca mnemonica, a porre in evidenza i processi mentali che stanno a monte della creazione artistica in cui si tende a ridurre al massimo l’ingombro sia fisico che  emotivo dell’opera stessa. L’artista , in tal senso, si fa strumento per stimolare il cuore e la mente dello spettatore; l’emotività  contrapposta alla razionalità; offrendo una possibilità per riflettere ed attivare così i sensi di chi entra in contatto con il suo mondo . Tutti i suoi particolari disegni nascono dall’animo, sono vere e proprie teorie espressive scritte abbozzando, durante la giornata, idee e sensazioni. Osservando i suoi taccuini (frammenti di esistenza e quotidianità), si può comprendere così la sua filosofia, il suo modo personale ed intimissimo di interagire col mondo e con la vita. Attivo ormai da anni in un ambito che coinvolge sensibilmente il rapporto tra arte, natura e scienza, Morandini assembla insieme elementi naturali e artificiali, usando con ampio interesse l’informatica ed il suo linguaggio matematico.

Ho sempre subito il fascino del linguaggio binario dei computer e, occupandomi per diversi anni di computer grafica e sistemi informatici, ho sentito il bisogno di sperimentare nuove suggestioni , unendo l’arte d’impronta concettuale che mi appartiene con sequenze di immagini programmate, in  video/programmazioni digitali.

Alcune installazioni dell’artista (di matrice WebArt ed Optical), nascono come possibilità di indagare temi sociali attualissimi utilizzando un linguaggio altrettanto moderno. Non imprigionato da definizioni ed in continua ricerca stilistica, l’artista di Trento tende mentalmente ad accorciare le distanze tra sé e l’altro senza mai abusare dei numerosi effetti grafici a sua disposizione, instaurando semplicemente un sensibile rapporto tra spazio, opera e fruitore. Elementi tecnologici si fondono con elementi naturali, in un coontinum di esperienze di arte visiva. Opere in cui Tutto diviene precario,  e l’instabilità e l’incertezza ne sono attive protagoniste. In bilico tra immobilità e flessibilità, tra fissità ed equilibrio precario; metafore di una condizione tipica dei nostri tempi. Così, partendo da sé, dalle proprie ideologie e sensazioni personali, Morandini amplia il suo orizzonte creativo fino all’Uomo come entità individuale, unica ma simile; in cui la semplicità estetica quanto la complessità formale di ogni opera esposta, inducono lo spettatore ad abbandonarsi ad una complicità emotiva che lenisce il turbamento provocato dal tempo che scorre e che, inevitabilmente, ci accomuna.