Sono un artista visuale con una cultura filosofica, pedagogica e informatica. Di queste discipline ne utilizzo le metodologie e le tecniche per realizzare disegni con grafite, pitture acriliche e spray assemblaggi e installazioni.
Il materiale concettuale per il mio lavoro proviene dall’ecosistema istituzionale, dagli uffici e dal mondo degli impiegati.
Con la mia pratica artistica indago il rapporto tra lo strumento della scrittura e il suo normale utilizzo, ne altero l’ equilibrio e le sue funzioni. Utilizzo quindi spesso oggetti di cancelleria come bic, matite graffette. L’oggetto è un pretesto per una provocazione al sistema istituzionale.
Utilizzando i processi dell’accumulo e della ripetizione ossessiva ( tipici delle procedure burocratiche ) le installazioni possono essere realizzate oltre che da me stesso anche in forma partecipata. Ne sono un esempio “le Tele sociali”, un progetto nato nel 2013 e ancora in essere. Partendo da un modulo triangolare, con un pennarello che può’ essere o rosso o nero, invito i miei collaboratori estemporanei a costruire una composizione astratta, su tele o sul muro ( min. M 2 x 2 ), che si sviluppa in modo imprevedibile non controllato. Il risultato è una mappa, una geografia che rivela le interazioni sociali tra le persone.
La mia pittura è colorata e le tinte piatte e campite si alternano con segni di bombolette spray di solito nero. Dipingo su tele, muri o tubi industriali. I lavori ricordano delle geografie, delle mappe in cui accadono spostamenti di cose e persone. I colori sono costanti giallo verde azzurro e rosa, io sono nel bianco. Dal 2017 utilizzo il disegno automatico indagando il tema del trauma e il suo mistero. Utilizzo pezzi di grafite su carte di grandi dimensioni. I segni sono forti e violenti e a volte la grafite si spezza. Ad ogni rottura qualcosa emerge. I movimenti sono ossessivi impulsivi viscerali a volte delicati e impercettibili. Il lavoro è una ricerca di libertà e una promessa di dialogo.