Sono un artista visuale con una cultura filosofica, pedagogica e informatica. Di queste discipline ne utilizzo le metodologie e le tecniche per realizzare disegni, pitture assemblaggi e installazioni. Vivo l’esperienza artistica come modo per comprendere me stesso e il mondo. La mia ricerca indaga il rapporto tra lo strumento della scrittura e il suo normale utilizzo, ne altero l’ equilibrio e le sue funzioni. Uso oggetti tipici della scrittura, (penne bic, pennarelli, matite) li smonto, li ri-assemblo, aggiungo loro nuovi significati stratificandoli concettualmente a quelli che si portano dietro. Quello che mi interessa nell’oggetto è il suo potenziale inespresso. Le mie sculture o installazioni sono parole fatte di forme e volumi. Voglio che i miei oggetti siano dotati di nuova vita inventando per loro nuovi significati poetici. Il passaggio dalla scrittura alla digitazione è molto veloce. Mescolo immagini virtuali con la steganografia. Mutuando tecniche hacker nascondo del testo nelle immagini generando una sovrapposizione di linguaggi visivi e testuali. Nelle installazioni attraverso principi sinestetici, utilizzo il flusso dei video traducendolo in suono/rumore. Nell’intercapedine tra la parola scritta  e il suo suono nasce l’ascolto e la relazione. Per quanto riguarda l’arte relazionale mi sono dedicato alla costruzione di spazi d’ascolto. Un ascolto dei suoni del mondo, un ascolto della natura, un ascolto dell’altro, un ascolto interiore. Dal 2017 mi sto dedicando al disegno indagando il tema del trauma e il suo mistero. Utilizzo pezzi di grafite su carte di grandi dimensioni. I segni sono così forti e violenti che a volte la grafite si spezza. Ad ogni rottura qualcosa emerge. I movimenti sono ossessivi impulsivi viscerali a volte delicati e impercettibili. Attraverso il disegno posso prendere appunti in modo veloce e istintivo limitando le incursioni del cervello e le sue prigioni mentali. 

Il lavoro è una ricerca di libertà e una promessa di dialogo.